La perdita di capelli da COVID è una condizione scatenata dallo stress che influisce sul ciclo del capello dopo l’infezione da virus SARS-CoV-2. Il COVID-19 è una malattia respiratoria causata dal coronavirus SARS-CoV-2, che si diffonde attraverso le goccioline respiratorie e colpisce i polmoni e il sistema immunitario. L’infezione porta a infiammazione sistemica, febbre e stress fisico, che hanno un impatto sull’organismo ben oltre la malattia iniziale.
Il COVID determina un’interruzione temporanea del ciclo di crescita dei capelli, condizione nota come effluvio telogenico. Tale processo spinge un numero anomalo di follicoli in fase di riposo, con conseguente diradamento visibile e aumentata caduta. La perdita di capelli da COVID si manifesta con un’eccessiva caduta che esordisce da 2 a 3 mesi dopo l’infezione e perdura per alcuni mesi; si tratta di una caduta diffusa e non cicatriziale, per cui i follicoli rimangono integri e capaci di ricrescere.
La perdita di capelli post-COVID rappresenta una forma ben documentata di effluvio telogenico, strettamente correlata a febbre elevata, stress emotivo o alterazioni della risposta immunitaria. Il nesso causale tra infezione e caduta si instaura attraverso la risposta da shock sistemico, nella quale gli ormoni dello stress e l’attività immunitaria interrompono temporaneamente la normale funzione dei follicoli. È considerato normale osservare questo fenomeno nei pazienti che hanno sofferto di forme da moderate a gravi di COVID-19. La maggior parte dei pazienti si riprende entro 3-6 mesi, ma laPerdita di capelli ricrescita completa può richiedere più tempo, in funzione dello stato di salute generale e delle cure ricevute.
Perché il COVID-19 causa la perdita di capelli?
Il COVID-19 determina perdita dei capelli perché l’infezione virale innesca una risposta da stress che interrompe il normale ciclo di crescita dei capelli. Il corpo reagisce con uno stato di shock fisiologico dovuto a infiammazione sistemica, disregolazione immunitaria e stress metabolico. Questa condizione forza i follicoli piliferi a transitare precocemente dalla fase anagen (di crescita) a quella telogen (di riposo), innescando un effluvio telogenico, ossia una caduta diffusa e non cicatriziale. Lo stress emotivo legato all’infezione, all’isolamento o al ricovero in ospedale aggrava tale effetto, peggiorando la risposta follicolare.
Il pattern più comunemente riportato nei casi di COVID e perdita di capelli è l’effluvio telogenico, che compare da due a tre mesi dopo la guarigione. Una dinamica analoga si osserva nei casi di caduta da COVID, in cui la perdita temporanea si risolve quando l’organismo raggiunge un nuovo equilibrio. Oltre il 66% delle pazienti donne post-COVID ha mostrato segni di perdita acuta di capelli, indicando disturbi della fase telogenica come meccanismo sottostante. Secondo la ricerca “Persistent Post-COVID-19 Hair Loss and Its Association with Telogen Effluvium: A Multicenter Study” del Dr. Aseel Al‐Ghamdi, ottobre 2022.
La perdita di capelli da COVID-19 è permanente? No, l’effluvio telogenico indotto da COVID-19 è una condizione autolimitante. I follicoli piliferi rimangono vitali e la ricrescita inizia entro sei mesi, una volta che i fattori di stress fisiologici ed emotivi si riducono. Il trattamento si basa su rassicurazione, supporto nutrizionale e mantenimento della salute del cuoio capelluto, piuttosto che su un intervento farmacologico aggressivo.
Quanto è comune la perdita di capelli da COVID?
La perdita di capelli da COVID è comune e colpisce dal 20% al 30% dei pazienti a seguito dell’infezione da SARS-CoV-2, con la forma dominante rappresentata dall’effluvio telogenico (TE), un’alopecia indotta dallo stress in cui si verifica un passaggio improvviso dalla fase anagen (di crescita) alla fase telogen (di riposo) del ciclo del capello. Osservazioni cliniche e indagini retrospettive confermano un marcato aumento dell’alopecia post-virale. Il 73,3 % dei soggetti intervistati ha segnalato un aumento della caduta dei capelli entro 2-3 mesi dall’infezione. I dati autodichiarati hanno registrato una prevalenza ancora più elevata: in uno studio pubblicato sull’Irish Journal of Medical Science (2023), il 68,1 % delle donne ha riferito una caduta post-acuta. I rapporti che riguardano pazienti di sesso femminile con perdita di capelli da COVID mostrano un’incidenza più elevata tra le donne, con percentuali che variano dal 78 % al 90 % nelle coorti documentate.
Gli adulti tra i 25 e i 45 anni mostrano la più alta suscettibilità alla perdita di capelli dopo il COVID in termini demografici, sulla base di analisi stratificate per età. Le popolazioni pediatriche mostrano una bassa incidenza, mentre i pazienti di età superiore ai 60 anni mostrano una prevalenza inferiore, a causa della ridotta densità follicolare o della sottostima dei casi. Una revisione condotta in ambito ospedaliero ha riportato un’età media di 32,4 anni tra i pazienti affetti, confermando una prevalenza tra gli adulti di mezza età nell’insorgenza del TE.
Perché la caduta dei capelli da COVID provoca l’effluvio telogenico?
La caduta dei capelli da COVID determina effluvio telogenico perché l’infezione da SARS-CoV-2 scatena una risposta infiammatoria multisistemica che interrompe il ciclo naturale del follicolo pilifero, spingendo un numero sproporzionato di follicoli dalla fase anagenica a quella telogenica. Questo cambiamento fisiopatologico provoca una perdita diffusa di capelli da 6 a 12 settimane dopo l’infezione. L’aumento delle citochine pro-infiammatorie, in particolare l’interleuchina-6 (IL-6) e il fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-α), insieme alla febbre, allo stress ossidativo e al trauma emotivo, fungono da fattori scatenanti fisiologici. Nel 67,1% dei pazienti post-COVID con diagnosi di alopecia è stato confermato l’effluvio telogenico da COVID, secondo la ricerca intitolata “Telogen Effluvium and COVID-19: A Retrospective Study” della dott.ssa Cristina Starace, 2021. La condizione colpisce più comunemente le donne di età compresa tra i 30 e i 45 anni.
effluvio telogenico.I sintomi dell’effluvio telogenico includono una caduta improvvisa e non cicatrizzante dei capelli a livello della corona e delle tempie, con test di trazione positivi ma senza eritema o desquamazione. La perdita si risolve generalmente entro due-tre mesi, sebbene siano state descritte forme prolungate, fino a nove mesi, in soggetti sottoposti a forte stress. Secondo uno studio intitolato “Perdita di capelli post-COVID-19: l’effluvio telogenico come sequela del SARS-CoV-2” della dott.ssa Ruchi Gupta, 2022, il 58,4% dei pazienti con alopecia post-infezione soddisfa i criteri diagnostici per questa condizione. I dati sulla popolazione indicano una forte prevalenza tra le donne adulte, con la maggior parte dei casi che si manifesta entro 2-3 mesi dalla guarigione dal COVID-19. Il consenso clinico conferma che l’effluvio telogenico rappresenta il pattern morfologico di perdita dei capelli più frequentemente associato al virus.
Quali sono le cause del dolore al cuoio capelluto e delle sensazioni di formicolio da COVID-19?
Il dolore al cuoio capelluto e le sensazioni di formicolio da COVID-19 sono dovuti all’irritazione dei nervi provocata dalla risposta infiammatoria dell’organismo al virus. Il COVID-19 coinvolge le strutture di supporto dei nervi, compresi i vasi sanguigni e i tessuti molli sottocutanei, quando il SARS-CoV-2 penetra nell’organismo. Ciò rende i nervi del cuoio capelluto più sensibili. Di conseguenza, i pazienti con COVID-19 riferiscono sensazioni di bruciore, pizzicore o formicolio a livello del cuoio capelluto. Questi sintomi, raggruppati sotto la voce “dolore al cuoio capelluto da COVID”, si manifestano anche in assenza di eruzioni cutanee o di altri segni cutanei visibili. Il disagio è causato dalle sostanze chimiche del sistema immunitario che reagiscono all’infezione e influenzano il modo in cui i nervi inviano i segnali.
Il 21% dei pazienti con COVID-19 ha riportato dolore o sensazioni insolite al cuoio capelluto, secondo la ricerca intitolata “Scalp Dysesthesia in COVID-19 Infection: A Neurological Sign” della dott.ssa Camila França (2021). Tra queste vi era una sensazione di formicolio nei casi di COVID-19 a livello del cuoio capelluto, che si manifestava principalmente nei primi 7-10 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi. Lo studio ha suggerito che tali sensazioni rappresentino un aspetto del coinvolgimento del sistema nervoso da parte del virus, e non un semplice disturbo cutaneo. Mal di testa e parestesie costituiscono manifestazioni cliniche a tutti gli effetti e vanno riconosciuti nella pratica assistenziale, pur tendendo a risolversi spontaneamente.
Perché il cuoio capelluto prude durante e dopo il COVID-19?
Il prurito del cuoio capelluto durante e dopo il COVID-19 deriva dal fatto che il virus colpisce i nervi e gli elementi cutanei del cuoio capelluto. Quest’ultimo rilascia mediatori chimici che inducono edema e secchezza mentre l’organismo combatte l’infezione; tali cambiamenti aumentano la sensibilità del cuoio capelluto, determinando prurito, formicolio o bruciore. L’irritazione si osserva anche in assenza di rash o di alterazioni cutanee visibili. I pazienti riferiscono prurito nelle aree dove inizia il diradamento dei capelli, poiché il cuoio capelluto reagisce allo stress e al processo di guarigione. Questa condizione, definita prurito del cuoio capelluto da COVID, esordisce nelle prime settimane dopo l’infezione e può persistere durante la convalescenza.
Circa il 10,8 % dei pazienti post-COVID ha riferito prurito al cuoio capelluto dopo l’infezione, mentre il 15,8 % ha sperimentato tricodinia, ossia dolore al cuoio capelluto accompagnato da fastidio. Secondo uno studio intitolato “A Cross-Sectional Study on Post-Coronavirus Disease (COVID-19) Hair Loss at a Tertiary Care Hospital” condotto dalla dott.ssa Reena Patel e collaboratori (2023).
Perché i capelli iniziano a diradarsi dopo la guarigione dal COVID-19?
I capelli iniziano a diradarsi dopo la guarigione da COVID-19 perché l’organismo, in risposta allo stress interno, spinge un numero anomalo di follicoli piliferi verso la fase di riposo, nota come telogen. Questa transizione brusca interrompe il ciclo normale del capello e determina un aumento della caduta senza veri danni al cuoio capelluto. La condizione, definita “diradamento dei capelli da COVID”, compare settimane dopo la guarigione e non durante l’infezione attiva. Il cuoio capelluto diviene più sensibile, provocando prurito, secchezza o formicolio mentre i nuovi capelli iniziano a crescere. Tali sintomi riflettono l’irritazione delle terminazioni nervose e lo squilibrio cutaneo che si verificano mentre il cuoio capelluto si adatta alla nuova situazione. È importante sottolineare che il prurito non è causato direttamente dal virus, bensì dai cambiamenti fisiologici che si sviluppano al di sotto della superficie cutanea.
Il diradamento dei capelli si verifica solo durante il recupero dal COVID-19? Sì, il diradamento compare esclusivamente in fase di convalescenza poiché il fattore scatenante è ritardato: l’organismo, infatti, concentra dapprima tutte le risorse nella lotta contro il virus. Una volta terminata l’infezione, i follicoli piliferi reagiscono allo stress fisico ed emotivo che si è accumulato. Questa reazione ritardata provoca la caduta dei capelli in un unico momento. Il fenomeno non si osserva durante la fase attiva del virus, ma solo dopo che il sistema immunitario si è stabilizzato. La caduta dei capelli e il prurito rappresentano, pertanto, segni tangibili del ritorno all’equilibrio dell’organismo.
In che modo i vaccini contro il COVID possono potenzialmente innescare la caduta dei capelli?
I vaccini anti-COVID possono potenzialmente innescare la caduta dei capelli attraverso meccanismi autoimmuni che prendono di mira i follicoli piliferi, con i vaccini a RNA messaggero (mRNA) che agiscono come fattori scatenanti per lo sviluppo di cloni di cellule T autoreattive. La risposta del sistema immunitario alla vaccinazione interrompe il normale ciclo di crescita dei capelli, portando a reazioni infiammatorie che colpiscono i follicoli piliferi in fase anagen. I vaccini a mRNA (Pfizer-BioNTech e Moderna) mostrano associazioni con la caduta dei capelli da vaccino anti-COVID, ma gli studi comparativi definitivi rimangono limitati. La capacità della tecnologia a mRNA di stimolare le risposte immunitarie indotte dal vaccino anti-COVID e la perdita di capelli attraverso l’attivazione dei recettori toll-like (TLR) contribuisce ad amplificare le reazioni autoimmuni nei pazienti sensibili.
Le manifestazioni cliniche si presentano sotto forma di alopecia areata (AA) o di effluvio telogenico (TE), con la maggior parte dei casi che insorge nelle settimane successive alla vaccinazione. In uno studio trasversale intitolato “Prevalenza assistita da dermatoscopia della perdita di capelli dopo la vaccinazione contro il COVID-19 in una popolazione egiziana” (Mahmoud Ammar, 2023), 478 partecipanti su 2.000 (23,9%) hanno riferito perdita di capelli dopo la vaccinazione. Lo studio ha utilizzato l’esame dermatoscopico per valutare i casi di perdita di capelli segnalati dai pazienti stessi, fornendo prove oggettive dell’alopecia post-vaccinazione. Il meccanismo coinvolge il mimetismo molecolare, in cui gli antigeni del vaccino reagiscono in modo incrociato con le proteine dei follicoli piliferi, innescando risposte autoimmuni che attaccano l’unità follicolare e interrompono la proliferazione dei cheratinociti.
Lo stress immunitario indotto dalla vaccinazione anti-COVID può provocare la caduta dei capelli?
Sì, lo stress immunitario indotto dalla vaccinazione anti-COVID può attivare meccanismi fisiologici che spingono i follicoli in telogen effluvium (TE). Lo stress e l’infiammazione sistemica associati al vaccino, in una minoranza di soggetti, determinano squilibri ormonali che forzano prematuramente i follicoli nella fase di riposo. Il processo vaccinale stesso funge da fattore di stress che eleva i livelli di cortisolo, interrompendo la normale transizione da anagen a telogen e provocando una caduta sincronizzata dei capelli 2-3 mesi dopo la vaccinazione. La caduta dei capelli dopo la vaccinazione anti-COVID si verifica quando lo stress psicologico si combina con l’attivazione del sistema immunitario, portando all’ingresso prematuro dei follicoli piliferi nella fase telogen.
Il meccanismo coinvolge l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), in cui lo stress da vaccinazione innesca il rilascio di citochine infiammatorie che influenzano il ciclo dei follicoli piliferi. Lo stress, l’ansia e l’esaurimento emotivo associati all’infezione da COVID-19 e alle sue conseguenze (quarantena) giocano un ruolo nella caduta dei capelli, aggravando gli effetti diretti dello stress indotto dalla vaccinazione. La risposta allo stress coinvolge i livelli di sostanza P e del fattore di crescita nervoso, che interrompono la proliferazione dei cheratinociti e indeboliscono l’attacco del fusto del capello, con conseguente perdita di capelli diffusa che raggiunge il picco 8-12 settimane dopo la vaccinazione.
Esiste una differenza tra caduta dei capelli e rottura dei capelli dopo il COVID?
Sì, esiste una differenza sia nei meccanismi fisiopatologici sia nelle manifestazioni cliniche tra la caduta dei capelli e la rottura dei capelli dopo l’infezione da COVID. La caduta dei capelli comporta la perdita completa delle ciocche dal follicolo, con la caduta che avviene all’estremità del capello. La caduta dei capelli post-COVID si verifica quando le citochine infiammatorie interrompono il normale ciclo di crescita dei capelli, costringendo i follicoli a entrare prematuramente nella fase di riposo. La rottura dei capelli rappresenta un danno strutturale al fusto stesso, con conseguente frammentazione delle ciocche senza il caratteristico bulbo bianco all’estremità della radice.
I sintomi della rottura si manifestano con capelli accorciati, di lunghezza irregolare, con doppie punte e consistenza ruvida, mentre la caduta si presenta con ciocche complete con radici intatte. Questa distinzione è cruciale per guidare gli interventi terapeutici: la caduta si risolve spontaneamente entro 3-6 mesi, quando i follicoli rientrano nella fase anagen, mentre la rottura richiede specifiche misure di protezione del fusto per prevenire ulteriori danni strutturali. La caduta dei capelli indotta dal COVID compare generalmente 2-3 mesi dopo l’infezione da COVID-19, rispettando la tempistica tipica dell’effluvio telogenico, mentre la rottura si sviluppa in seguito a danni meccanici o chimici a carico di fusti già indeboliti.
Quanto dura la perdita di capelli dopo l’infezione da COVID-19?
La perdita di capelli dopo l’infezione da COVID-19 dura in genere 3-6 mesi per la fase di caduta, con un recupero completo che può estendersi fino a 18 mesi. Il pattern segue l’effluvio telogenico, condizione in cui i follicoli piliferi entrano in una fase di riposo a causa dello stress indotto dalla malattia. La caduta inizia di solito 8-12 settimane dopo la comparsa dei sintomi. I pazienti smettono di perdere capelli entro il sesto mese e la ricrescita inizia lentamente man mano che i follicoli tornano alla fase anagen, ma il pieno volume dei capelli richiede più di un anno, a seconda dell’età, dello stato di salute e delle condizioni del cuoio capelluto. Il recupero è graduale, con le aree diradate che si riempiono per ultime. Un’alimentazione equilibrata, il sonno e la cura del cuoio capelluto favoriscono una ricrescita sana.
Esistono fattori che possono prolungare la perdita di capelli causata dal COVID? Infezioni gravi, carenze nutrizionali e stress fisico prolungato sono fattori che prolungano la perdita di capelli causata dal COVID. I pazienti con febbre alta o con un recupero prolungato impiegano più tempo a tornare alla normalità. Bassi livelli di ferro o di vitamina D ritardano la riparazione dei follicoli. L’affaticamento cronico o il COVID lungo interrompono il ciclo di crescita. Il recupero varia da persona a persona, ma migliora una volta risolto il problema di fondo.
Come appaiono i capelli prima e dopo la perdita di capelli da COVID?
Prima della perdita, i capelli appaiono folti, pieni e distribuiti in modo uniforme; dopo la caduta da COVID-19 appaiono invece sottili, piatti e diradati soprattutto intorno alla regione vertice. Nelle immagini “prima” della caduta da COVID, i capelli appaiono sani, con un volume consistente e una densità uniforme dalle radici alle punte. Il cuoio capelluto è completamente coperto e le ciocche ricadono lisce, senza segni di diradamento. Il volume risulta visibilmente ridotto nelle foto “dopo”, soprattutto alla sommità e ai lati del cuoio capelluto. L’attaccatura appare più ampia, le ciocche risultano più sottili e il cuoio capelluto è più esposto nella regione della corona; la consistenza complessiva appare meno densa, con un aspetto floscio e indebolito.

Come fermare la caduta dei capelli dopo il COVID-19
Per arrestare efficacemente la caduta dei capelli dopo il COVID-19, segui i dieci passaggi elencati di seguito.
- Nutriamoci in modo equilibrato. Favoriamo il recupero dei follicoli piliferi assumendo cibi ricchi di proteine, ferro, zinco e biotina. Una carenza nutrizionale può rallentare la ricrescita durante il trattamento per la perdita di capelli post-COVID.
- Applica il minoxidil topico. Applica il minoxidil al 5% direttamente sul cuoio capelluto per riattivare i follicoli in fase di riposo. Questo trattamento ha dimostrato un’efficacia fino al 60% nell’invertire l’effluvio telogenico entro sei mesi.
- Assumete integratori orali. Introducete multivitaminici e formulazioni specifiche per i capelli a base di vitamina D, complesso B e collagene. Tali supplementi favoriscono un ciclo follicolare più rapido nel recupero post-COVID.
- Ridurre lo stress mentale. Praticare mindfulness, riposo e, se necessario, psicoterapia per abbassare i livelli di cortisolo. Lo stress peggiora la caduta dei follicoli e rallenta la guarigione.
- Eseguire un delicato massaggio del cuoio capelluto. Stimolare la microcircolazione con le dita o con spazzole in silicone specifiche per il cuoio capelluto. Una microcircolazione più efficiente aumenta il trasporto di nutrienti ai follicoli indeboliti.
- Limita l’uso di calore e prodotti chimici. Evita phon, tinture o trattamenti che indeboliscono capelli già fragili. Proteggere il fusto riduce la rottura e favorisce una maggiore pienezza visibile.
- Segui il piano del dermatologo. Consulta uno specialista se la caduta dei capelli perdura oltre i sei mesi: potrebbero essere necessari trattamenti su prescrizione o esami diagnostici mirati.
- Valuta la terapia con plasma ricco di piastrine (PRP): inietta nel cuoio capelluto il plasma dello stesso paziente, opportunamente trattato, per stimolare la ricrescita. I pazienti osservano risultati tangibili dopo tre sedute, distanziate di un mese l’una dall’altra.
- Tieni traccia della densità dei capelli con delle foto. Documenta i cambiamenti ogni settimana per monitorare i progressi. Individuare presto i miglioramenti ti spinge a continuare a prenderti cura dei tuoi capelli.
- Valuta la terapia laser a bassa intensità (LLLT). Utilizza pettini o caschi laser per stimolare in modo indolore l’attività dei follicoli. Questa procedura è approvata dalla Food and Drug Administration (FDA) ed è efficace nei casi moderati di perdita dei capelli indotta da COVID-19.
Il trapianto di capelli rappresenta un’opzione efficace per i pazienti con perdita di capelli permanente post-COVID, quando la ricrescita non si verifica oltre i 12 mesi. Le procedure chirurgiche ripristinano la densità nelle aree di diradamento irreversibile.
Quali sono le migliori vitamine per la perdita di capelli da COVID?
Le vitamine più utili in caso di perdita di capelli indotta da COVID-19 sono riportate di seguito.
- Vitamina D: la vitamina D regola il ciclo dei follicoli e riduce l’infiammazione post-virale. Aiuta a riattivare i follicoli dormienti sostenendo l’equilibrio immunitario. Livelli bassi sono comunemente collegati a un recupero ritardato della perdita di capelli dopo il trattamento per il COVID e l’assunzione di vitamine.
- Biotina (vitamina B7): la biotina favorisce la produzione di cheratina, che rafforza il fusto del capello e ne migliora lo spessore. Aiuta a prevenire la rottura e favorisce la riparazione dei follicoli. La carenza di biotina si osserva frequentemente dopo un’infezione o uno stress.
- Vitamina C: la vitamina C protegge i follicoli dallo stress ossidativo e favorisce la produzione di collagene. Inoltre facilita l’assorbimento del ferro, elemento cruciale per l’ossigenazione dei follicoli, rendendola essenziale per la loro forza e per la ricrescita.
- Vitamina E: la vitamina E favorisce la microcircolazione del cuoio capelluto e protegge le cellule dai danni ossidativi. Idrata la cute e coadiuva la riparazione del tessuto follicolare infiammato; la sua attività antiossidante ne fa un elemento prezioso per contenere l’infiammazione residua nel recupero post-COVID.
- Vitamina A: la vitamina A favorisce una sana produzione di sebo e sostiene un rapido ricambio cellulare. Nutre il cuoio capelluto, aiutando i nuovi capelli a spuntare. Se usata con moderazione, è un nutriente di supporto nel trattamento.
- Vitamina B12: la vitamina B12 potenzia la funzione dei globuli rossi, migliorando l’apporto di ossigeno al tessuto del cuoio capelluto. Supporta la crescita cellulare e l’energia per l’attività dei follicoli. I pazienti con bassi livelli di vitamina B12 tendono a mostrare una ricrescita più lenta dopo l’infezione.
- Acido folico (vitamina B9): l’acido folico favorisce la sintesi del DNA nelle nuove cellule dei follicoli, promuovendo una rapida crescita durante la fase di recupero. Il suo effetto risulta ottimale quando è associato alle altre vitamine del gruppo B.
- Niacina (vitamina B3): la niacina migliora la circolazione del cuoio capelluto e favorisce l’apporto di nutrienti. È spesso inclusa nei programmi vitaminici contro la caduta dei capelli post-COVID-19 grazie al suo ruolo nell’energia e nella struttura dei follicoli. La niacina aiuta una ricrescita più rapida in seguito all’interruzione del ciclo pilifero.
- Zinco: lo zinco è essenziale per la guarigione del cuoio capelluto e per la resistenza dei follicoli. Contribuisce a regolare l’attività delle ghiandole sebacee e a contenere l’infiammazione legata alle infezioni. La carenza di zinco risulta fortemente associata alle difficoltà nel trattamento della caduta dei capelli post-COVID-19.
- Ferro: il ferro favorisce il trasporto di ossigeno ai follicoli e riduce l’affaticamento, che rallenta il recupero. Aiuta a ripristinare l’equilibrio energetico nel tessuto del cuoio capelluto. La correzione del livello di ferro è fondamentale nei casi di perdita di capelli post-virale nelle donne.
Quali sono i migliori shampoo per la perdita di capelli da COVID?
Di seguito sono elencati i migliori shampoo per la perdita di capelli da COVID.
- Shampoo alla biotina: lo shampoo alla biotina rinforza i capelli deboli e favorisce la produzione di cheratina. È considerato il miglior shampoo per la caduta dei capelli da COVID perché riduce la rottura dei capelli e stimola l’attività del cuoio capelluto. La formula è essenziale per chi ha capelli fini o diradati dopo l’infezione.
- Shampoo alla caffeina: lo shampoo alla caffeina energizza le radici dei capelli e prolunga la fase anagen. Contribuisce a ridurre il restringimento dei follicoli e migliora la microcircolazione del cuoio capelluto. L’uso regolare aumenta visibilmente il diametro dei capelli nel tempo.
- Shampoo al ketoconazolo: lo shampoo al ketoconazolo riduce l’infiammazione e controlla l’accumulo di funghi sul cuoio capelluto. Favorisce la salute dei follicoli riducendo l’irritazione e il prurito del cuoio capelluto. Le sue proprietà antifungine lo rendono ideale per cuoio capelluto grasso o con forfora che si sta riprendendo dallo stress.
- Shampoo al Saw Palmetto: lo shampoo al Saw Palmetto inibisce il diidrotestosterone (DHT), ormone implicato nell’indebolimento dei follicoli. Contribuisce a rallentare il diradamento e a preservare la densità dei capelli; l’efficacia risulta ottimale se associato a integratori anti-DHT.
- Shampoo al collagene: lo shampoo al collagene ricostruisce la forza della fibra capillare e idrata il cuoio capelluto. Migliora l’elasticità e la consistenza dei capelli fragili e sfibrati. Il collagene aiuta a riparare lo strato esterno di ogni capello.
- Shampoo all’olio di argan: lo shampoo all’olio di argan ridona idratazione e lucentezza ai capelli fragili. Riduce la secchezza e lenisce l’infiammazione del cuoio capelluto. Il suo contenuto di antiossidanti favorisce la salute a lungo termine dei follicoli.
- Shampoo all’acido salicilico: lo shampoo all’acido salicilico esfolia le cellule cornee desquamanti e libera i follicoli piliferi. È fondamentale per rimuovere l’accumulo di sebo che ostruisce i pori. I pori puliti favoriscono una ricrescita più forte dalla radice.
- Shampoo al Tea Tree: lo shampoo al Tea Tree contiene agenti antimicrobici che leniscono l’irritazione del cuoio capelluto. È ideale per trattare prurito, desquamazione o lievi infiammazioni. Questa opzione favorisce un ambiente equilibrato del cuoio capelluto per il recupero dei capelli.
- Shampoo all’estratto di ortica: questo shampoo fornisce silice e zolfo, minerali che sostengono la crescita dei capelli. Favorisce la microcircolazione e riduce l’infiammazione del cuoio capelluto, contribuendo a mantenere la forza dei capelli e a limitarne la caduta.
- Shampoo alla niacinamide: lo shampoo alla niacinamide rafforza la barriera cutanea e migliora la salute del cuoio capelluto. Riduce l’eritema, favorisce l’idratazione e regola la produzione di sebo. Ottimizza la funzione dei follicoli senza indurre irritazioni, in quanto derivato della vitamina B3.
Quali sono i rimedi naturali che favoriscono la ricrescita dei capelli in caso di perdita causata dal COVID?
I rimedi naturali che favoriscono la ricrescita dei capelli dopo la perdita causata dal COVID sono elencati di seguito.
- Aloe vera: l’aloe vera lenisce l’infiammazione e migliora l’idratazione del cuoio capelluto. Supporta l’attività dei follicoli mantenendo la barriera cutanea sana ed equilibrata. Utilizzata nel trattamento domiciliare della caduta dei capelli post-COVID, aiuta ad alleviare il prurito e la secchezza, favorendo al contempo la ricrescita.
- Succo di cipolla: ricco di zolfo, il succo di cipolla contribuisce a ricostituire le proteine del capillare e a incrementare il flusso ematico a livello del cuoio capelluto. Le sue proprietà antibatteriche preservano la pulizia dei follicoli. L’applicazione due volte a settimana favorisce una ricrescita documentabile, configurandosi come un rimedio efficace contro la caduta dei capelli post-COVID.
- Olio di cocco: l’olio di cocco nutre il fusto dei capelli e riduce la perdita di proteine nei capelli indeboliti. Penetra in profondità per idratare e proteggere i follicoli. È efficace per ridurre la rottura dei capelli secchi e fragili dopo un’infezione virale.
- Olio di ricino: ricco di acido ricinoleico, promuove la microcircolazione e sostiene la salute dei follicoli. Con l’uso costante rende la chioma più densa e rafforza le radici, favorendo il recupero dei capelli diradati.
- Semi di fieno greco: i semi di fieno greco contengono proteine e acido nicotinico che rafforzano le radici dei capelli. Una pasta a base di semi ammollati riduce la caduta dei capelli. Rafforza i follicoli e migliora la resistenza del cuoio capelluto.
- Risciacquo al tè verde: il tè verde contiene polifenoli che riducono l’infiammazione del cuoio capelluto e stimolano i follicoli piliferi. Esercita un’azione protettiva sulle cellule contro lo stress ossidativo. Un risciacquo a freddo migliora la lucentezza e favorisce una leggera ricrescita.
- Olio di semi di zucca: l’olio di semi di zucca inibisce il DHT, ormone implicato nel diradamento dei capelli. Contribuisce a preservare la densità dei capelli e a promuovere la crescita a lungo termine. Si utilizza per via topica o come integratore.
- Olio di rosmarino: l’olio di rosmarino migliora la microcircolazione sanguigna e stimola i follicoli in fase di riposo a rientrare nella fase anagen. La sua efficacia è paragonabile a quella del minoxidil e si rivela fondamentale per promuovere la ricrescita in modo naturale anche dopo infezioni da COVID-19.
- Olio di semi neri: l’olio di semi neri riduce l’infiammazione e nutre il cuoio capelluto. Contiene timochinone, che rafforza i follicoli. Viene massaggiato o miscelato con altri oli per migliorare i risultati.
- Amalaki (uva spina indiana): l’amalaki, ricco di vitamina C e antiossidanti, sostiene la salute del capillare pilifero e riduce la caduta prematura. Favorisce la sintesi del collagene e contrasta i danni follicolari. Nutre il cuoio capelluto e le ciocche e viene impiegato come maschera o olio per capelli.
Quanto è efficace il trapianto di capelli nel trattamento della caduta dei capelli indotta da COVID?
Il trapianto di capelli per il trattamento della caduta dei capelli da COVID rappresenta una soluzione permanente quando l’effluvio telogenico (TE) non si risolve spontaneamente o quando la condizione evolve verso pattern di alopecia androgenetica. La procedura costituisce un’opzione terapeutica definitiva per i pazienti che presentano una perdita di capelli persistente oltre il tipico intervallo di recupero di 6-18 mesi. Gli impianti di capelli risultano efficaci anche nella perdita permanente indotta dall’alopecia areata, patologia autoimmune che attacca i follicoli piliferi.
Il trapianto di capelli è indicato nei pazienti con perdita di capelli da COVID quando la caduta persiste oltre i 12 mesi senza segni di ricrescita oppure quando si osservano pattern di alopecia androgenetica secondaria. La Turchia si sta affermando come una delle principali destinazioni per le procedure di trapianto di capelli grazie a tecniche avanzate, chirurghi esperti e pacchetti convenienti. Vera Clinic è la clinica leader nel trapianto di capelli in Turchia. Il team è rinomato per la sua competenza e il suo impegno verso l’eccellenza. La clinica ha effettuato oltre 30.000 trapianti di capelli a Istanbul negli ultimi dieci anni, in Turchia. Sottoporsi Trapianto di capelli a questi interventi in Turchia offre numerosi vantaggi, tra cui pacchetti che includono alloggio e chirurghi certificati, rendendo Vera Clinic la scelta ideale per i pazienti che cercano risultati ottimali.
Cosa aspettarsi prima e dopo un trapianto di capelli per la perdita di capelli da COVID?
Prima dell’intervento sono previste una valutazione medica completa e la pianificazione dell’area donatrice; successivamente, si osserva una ricrescita graduale con una densità visibile. Prima dell’intervento, i pazienti vengono sottoposti a un esame completo del cuoio capelluto per confermare l’arresto della caduta dovuta all’effluvio telogenico e per verificare che la perdita di capelli non sia più di natura temporanea. Il chirurgo valuta la forza dei capelli donatori e la salute del cuoio capelluto per decidere se il paziente è un candidato idoneo per l’estrazione di unità follicolari (FUE) o per il trapianto di unità follicolari (FUT). Le istruzioni preoperatorie includono l’astensione dal fumo, dall’alcol e da determinati farmaci al fine di ottimizzare la preparazione del cuoio capelluto all’intervento.
È normale che i follicoli appena trapiantati entrino in una fase di riposo e inizino a produrre ciocche visibili circa 3 mesi dopo l’intervento. I pazienti sottoposti a trapianto di capelli osservano un primo infoltimento già dopo 6 mesi, con risultati completi raggiunti tra i 12 e i 18 mesi. La caduta iniziale è fisiologica e temporanea. Il risultato finale si fonde in modo armonico con i capelli preesistenti, riflettendo la trasformazione documentata nelle Trapianto di capelli: prima e dopo casistiche cliniche.
Quando consultare un dermatologo per la perdita di capelli dovuta al COVID
Rivolgersi a un dermatologo per la perdita di capelli dovuta al COVID quando la caduta diventa eccessiva, a chiazze o persiste oltre i sei mesi senza segni di ricrescita. Sintomi quali aree di diradamento visibili, dolore al cuoio capelluto, arrossamento, prurito o ciuffi improvvisi segnalano condizioni più gravi dell’effluvio telogenico, come l’alopecia areata o l’alopecia cicatriziale. Una valutazione medica è necessaria quando la perdita di capelli compromette la qualità della vita quotidiana, incide sul benessere psicologico o si associa ad altri sintomi sistemici, quali affaticamento o alterazioni ormonali. La diagnosi, basata sull’esame obiettivo del cuoio capelluto e su eventuali esami di laboratorio, consente di definire un trattamento mirato.
Come viene diagnosticata la perdita di capelli da COVID?
La perdita di capelli da COVID viene diagnosticata attraverso l’anamnesi clinica, l’esame del cuoio capelluto e la cronologia dell’infezione e della caduta dei capelli del paziente.Consulenza sul trapianto di capelliI medici verificano la presenza di un diradamento diffuso e utilizzano il test di trazione dei capelli per valutare la perdita attiva. Vengono prescritti esami del sangue per escludere carenze o problemi alla tiroide. La diagnosi conferma l’effluvio telogenico legato al recupero dal COVID.
Quali virus, oltre al COVID, sono noti per causare la perdita di capelli?
I virus, oltre al COVID, noti per causare perdita di capelli sono elencati di seguito.
- Virus di Epstein-Barr (EBV): l’EBV, agente eziologico della mononucleosi infettiva, può fungere da trigger nei casi di alopecia areata, disturbo autoimmune caratterizzato dalla perdita di capelli a placche. Il Registro Nazionale AA riporta chiari riscontri temporali fra l’infezione da EBV e l’improvvisa comparsa di aree di diradamento.
- Cytomegalovirus (CMV): l’infezione da CMV scatena risposte infiammatorie simili all’effluvio telogenico, in cui livelli elevati di citochine inducono l’ingresso prematuro dei follicoli piliferi nella fase di riposo.
- Virus dell’immunodeficienza umana (HIV-1): l’HIV-1 interagisce con i recettori dei cheratinociti, inducendo la loro apoptosi e la regressione follicolare, con conseguente riduzione della densità dei capelli.
- Virus dell’influenza (“influenza suina”): è stato segnalato un effluvio telogenico post-influenzale, con una diffusione che segue modelli di infezione con febbre alta analoghi a quelli osservati dopo COVID.
- Trichodysplasia spinulosa polyomavirus: questo poliomavirus, raro nei soggetti immunocompromessi, determina un’iperproliferazione dei follicoli piliferi che interrompe la crescita normale dei capelli e provoca deformità follicolari, condizione riconosciuta come causa di perdita dei capelli.
Perché è importante sottoporsi al vaccino anti-COVID per prevenire la perdita di capelli da COVID?
È fondamentale vaccinarsi contro il COVID per prevenire la perdita di capelli associata a questa infezione: la vaccinazione riduce significativamente il rischio di forme gravi di COVID-19, che rappresentano il principale fattore scatenante dell’effluvio telogenico (ET) post-infettivo. Il meccanismo protettivo del vaccino previene l’infiammazione che interrompe il ciclo dei follicoli piliferi, riducendo l’incidenza della caduta dei capelli correlata al COVID. La vaccinazione rimuove alla radice la causa virale della perdita dei capelli, prevenendo l’infezione da COVID-19 e rappresentando pertanto una strategia preventiva piuttosto che un intervento successivo alla comparsa dell’alopecia. I pazienti che hanno ricevuto il vaccino aggiornato contro il COVID-19 hanno mostrato una riduzione del 54% del rischio di contrarre l’infezione nei quattro mesi compresi tra metà settembre 2023 e gennaio 2024.
La strategia di prevenzione vaccinale si rivela più efficace rispetto alla gestione della caduta dei capelli post-COVID, come dimostra lo studio “Telogen effluvium after COVID-19 vaccination among the public in Saudi Arabia” di M. Alharbi (2022). È stato documentato che la vaccinazione previene la grave perdita di capelli associata all’infezione da COVID-19 stessa, poiché la risposta immunitaria generata dalla vaccinazione protegge dal virus riducendo al minimo le condizioni infiammatorie che portano alla distruzione dei follicoli piliferi. L’efficacia della vaccinazione nella prevenzione del COVID rimane elevata, con tassi costanti superiori al 50% nella prevenzione dell’infezione sintomatica, proteggendo i pazienti dalla tempesta citochinica e dall’infiammazione sistemica che innesca la miniaturizzazione dei follicoli piliferi e l’alopecia.